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Storia dello stabilimento Ducati

L'immagine di Villa Lydia in Via Guidotti. Lo stabile divenne il primo stabilimento Ducati tra il 1931 e il 1935

La posa della prima pietra dello stabilimento di Borgo Panigale, il 1° giugno del 1935.

Un'immagine che raffigura una prima versione dello stabilimento di Borgo Panigale nel 1936

Una bella immagine notturna dell'ingresso sulla Via Emilia.

Plastico dell'ampliamento degli stabilimenti Ducati nel 1942

 
 

Borgo Panigale, un tempo agglomerato di fattorie e case coloniche, è ora un quartiere situato alla periferia ovest di Bologna. Il suo destino di celebrità iniziò quando i fratelli Adriano, Bruno e Marcello Cavalieri Ducati vi fondarono l'omonima fabbrica, nel lontano 1935.

Dal 1946 questo imponente stabilimento è riconosciuto come la "culla" delle Rosse di Borgo Panigale: ma in verità la Ducati non è nata a Borgo Panigale. Infatti non tutti sanno che le origini della Ducati vanno cercate nel cuore di Bologna.

La Società Scientifica Radio Brevetti Ducati (questo era il nome originario della Società) fu fondata il 4 luglio 1926 e la sede era situata nel pieno centro di Bologna, in Via Collegio di Spagna 9, adiacente all'omonimo Istituto. I tre fratelli Ducati affittarono tre locali al piano terreno, dove poterono iniziare la loro attività. La Fabbrica vera e propria era situata negli scantinati della villa di proprietà della famiglia Ducati in Viale Guidotti 51.

L'attività crebbe in maniera esponenziale, tanto è vero che intorno al 1931 venne allargata la struttura di Villa Lydia, potenziata e trasformata nella prima officina della Produzioni Ducati. Fu a quel tempo che Adriano decise di estendere la produzione dai condensatori alle apparecchiature radio complete. Quando fu inaugurata la sede di Borgo Panigale, la produzione si ampliò ulteriormente.

La posa della prima pietra avvenne il 1° giugno 1935. A quell' epoca, non meno di 3500 persone lavoravano in una delle aziende più organizzate e avanzate di Bologna. La qualità di Ducati, infatti, non era solo legata alla raffinatezza dei prodotti realizzati, ma anche all'alto livello dei servizi di cui usufruivano i dipendenti. Tutto questo ne faceva un fiore all'occhiello dell'industria bolognese. All'interno dello stabilimento esistevano due mense, una per i dipendenti e una per le maestranze, due aule di lettura, una scuola professionale, due campi da tennis e uno di pallavolo. Era una vera e propria città in miniatura.

L'ideatore del progetto fu Bruno Cavalieri Ducati, che sfruttò un'area di circa 120.000 mq a ridosso della Via Emilia, all'epoca l'unica strada che permettesse di raggiungere agevolmente il Nord e il Centro Italia. Infatti, in mezza giornata era possibile consegnare il prodotto finito a Genova, Firenze, Milano.

Nel 1938, quando Ducati allargò la produzione anche al settore delle ottiche, vennero realizzati altri due stabilimenti a Bazzano e Crespellano, non lontano da Borgo Panigale. La produzione si intensificò al punto che Bruno Ducati cominciò a studiare un nuovo progetto per ampliare lo stabilimento.

Tra il 1937 e il 1942 la fabbrica venne visitata dalle più alte rappresentanze del governo di allora, Umberto II, figlio del Re, Benito Mussolini, capo del governo fascista, che visitò la Ducati il 7 ottobre 1941, e infine il Re Vittorio Emanuele III, che visitò l' azienda nel 1942.
Proprio in virtù di queste importanti visite, la Ducati ottenne l ‘autorizzazione ad ingrandirsi col progetto definito "Stabilimento 2" che avrebbe portato all'aumento dei dipendenti fino a 7000 unità. L'allargamento prevedeva la realizzazione della nuova area amministrativa, di fronte alla Via Emilia, quattro edifici laterali a pianta rettangolare destinati ai dipendenti e un nuovo stabilimento di produzione a pianta quadra, attuale sede della Ducati Motor.

Una delle novità era la realizzazione di una sala cinematografica e di un asilo nido per i figli dei dipendenti. I lavori iniziarono nella primavera del 1942; ma, a causa dell'entrata in guerra dell'Italia, furono molteplici le difficoltà incontrate durante al realizzazione. Infatti, quando venne firmato l'armistizio nel settembre 1943 e la fabbrica venne occupata dalle truppe tedesche, i lavori dovevano essere ancora completati. Inoltre lo stabilimento ancora incompiuto fu distrutto da un bombardamento il 12 ottobre 1944.

Solo alla fine della guerra, nel maggio del 1945, iniziarono i lavoro di ripristino della fabbrica. Dopo una prima fase dedicata allo smaltimento delle macerie, nel novembre 1945 iniziò la ristrutturazione delle aree danneggiate e i lavori di completamento delle nuove aree per amministrazione e personale. 

I due stabilimenti di Crespellano e Bazzano furono venduti l'anno in cui i fratelli Ducati lasciarono la direzione dell'Azienda. Nel frattempo i lavori continuavano.

Nel 1954, durante la gestione statale, la produzione della Ducati venne divisa in Ducati Elettrotecnica e Ducati Meccanica. Ducati Meccanica era situata nello Stabilimento 2, mentre Ducati Elettrotecnica (ora Ducati Energia) occupava la restante parte dell'edificio.

Quando Ducati Meccanica iniziò la produzione dei motori diesel e dei veicoli Triumph Tr4 fu necessario ingrandire la struttura.
Tra il 1969 e il 1973 vennero realizzati i capannoni dove ora si trovano le linee di produzione di moto e motori, il reparto che effettua le lavorazioni sulle componenti d'allumino e acciaio, e venne realizzato il grande parcheggio per i dipendenti, intorno al quale fu costruito il piccolo circuito dove venivano collaudate le moto da corsa e da produzione appena prodotte.

Inoltre, venne demolito uno dei quattro edifici laterali all'azienda per poter realizzare un parcheggio per i fornitori di Ducati. Una curiosità: l'edificio che fu demolito conteneva un vero e proprio tesoro, tutto l'archivio cartaceo e documentativo della Ducati, inclusi i disegni tecnici di tutte le moto fino ad allora realizzate. Grazie alla solerzia di alcuni dipendenti dell'ufficio tecnico, tra i quali Gigi Mengoli, attuale Presidente della Fondazione Ducati, fu possibile salvare questo importante archivio.

Con l'acquisizione da parte della TPG, nel 1996, il circuito per i collaudi fu dismesso, perché considerato troppo pericoloso: i collaudi delle moto ora avvengono in celle di rodaggio più sicure, all'interno dei reparti di produzione.

 

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