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Operazione "PANCAKE"

I B24 decollarono da Stornara (FG) la mattina del 12/10/1944 e arrivarono a Bologna alle 12.45 circa

L'immagine presenta la Ducati ripresa dall'alto prima del bombardamento

Le prime esplosioni sopra la Ducati

Immagini delle devastazioni

 
 

Giovedì 12 ottobre 1944

Molti Ducatisti, incuriositi ed appassionati al tempo stesso dalla storia della nostra Azienda, ci hanno chiesto come mai Ducati, nata come Azienda elettrotecnica, abbia deciso, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, di iniziare la produzione di motori 4 tempi per motoveicoli e, di conseguenza, debuttare nel mondo delle motociclette.

Dalle testimonianze dei vecchi dipendenti "Ducatiani" (cioè dell'epoca della Società Scientifica Radiobrevetti Ducati), la scelta fatta dai fratelli Ducati fu fortemente influenzata dall'esigenza di trovare un'alternativa alla produzione delle apparecchiature che venivano realizzate in azienda nel periodo anteguerra.

I danni ingenti che la SSR Ducati subì quel 12 ottobre 1944 furono tali che i capitali successivamente investiti dai fratelli Ducati non furono sufficienti a rimarginare quelle ferite e la produzione del Dufono, del Raselet, delle microcamere e degli altri componenti Ducati non avrebbero permesso un ritorno rapido alla normalità.
Possiamo dunque ritenere che se quel giorno quelle bombe non fossero mai cadute sullo Stabilimento di Borgo Panigale, a quest'ora probabilmente la Ducati non produrrebbe motociclette!

Il 9 settembre 1943 le truppe tedesche, a seguito dell'armistizio firmato il giorno precedente, occupano gli stabilimenti della Ducati.
Uno dei primi ordini ai quali Bruno, Marcello e Adriano Cavalieri Ducati furono obbligati a rispondere da parte delle forze di occupazione, fu quello di consegnare lo stabilimento con gli annessi macchinari.
La Wehrmacht conosceva bene l'importanza dei prodotti Ducati, peraltro già impiegati per scopi bellici nelle forze armate italiane e tedesche (d'altra parte, molte altre aziende come la Piaggio, la Fiat , la Breda, la Pirelli erano state "militarizzate" allo scoppio del conflitto).

In Ducati, la maggior parte dei macchinari era già stata nascosta dagli stessi fratelli Ducati, ma le altre, poche macchine furono convertite per la produzione di spolette e proiettili. I servizi segreti alleati, avvisati dalla Resistenza, identificano così la SSR Ducati come una "munition factory", una fabbrica di munizioni. I servizi segreti americani catalogarono l'edificio come "Target 18 at 830513".

Dal 24 luglio 1943, fino alla fine della guerra, incessanti furono i raid compiuti dalle "Fortezze volanti" e dai "Liberator" per fiaccare le armate tedesche e fasciste, e soprattutto per rendere inutilizzabili le reti ferroviarie, le strade e tutti quegli impianti che potessero, in qualche maniera approvvigionare gli eserciti nemici.

Nell'autunno del 1944, dall'alto comando del Generale Clark, comandante della 5° Armata Americana, arriva l'ordine di sottoporre Bologna ad un intenso bombardamento, per permetterne la conquista prima del Natale 1944.
L'operazione di bombardamento, il cui ordine arrivò alla 15° Air Force Americana, prevedeva una serie di bombardamenti su magazzini, aree bivacco, depositi di carburante e munizioni, e su una fabbrica di munizioni situata a nord-ovest di Bologna: quella fabbrica era la SSR Ducati.
Nell'area di Borgo Panigale, non era assolutamente difficile confondere lo stabilimento con un'altra azienda: la Ducati era il più grande edificio che poteva comparire agli occhi degli equipaggi dei bombardieri. Borgo Panigale fu sottoposta ripetute volte alle incursioni dei B17, soprattutto nell'area del vicino aeroporto, della stazione ferroviaria e dei ponti stradali e ferroviari situati sul fiume Reno.

Giovedì 12 ottobre 1944, 697 quadrimotori della 15° Air Force decollarono per compiere l'operazione denominata in codice "PANCAKE". Il nome PANCAKE non era casuale, dal momento che l'intenzione dei raid sulla città era di indebolire e bloccare definitivamente la produzione bellica, riducendo gli stabilimenti allo stato appunto di una frittella, piatti quindi. L'operazione prevedeva il bombardamento di diversi obiettivi in mano tedesca, localizzati in diverse aree del Nord Italia e dell'Europa dell'Est (Cecoslovacchia e Austria).

La SSR Ducati era appunto uno degli obiettivi, indicata come " Munition factory at 830513, target 18 ", ed era destinata al 304th Wing. Di questa unità facevano parte i due Bomb Group ai quali fu assegnato come bersaglio appunto la SSR Ducati, il 455th e il 456th Bomb Group, che avevano base rispettivamente a Villa San Giovanni e a Cerignola, vicino a Foggia.
Il 455th Bomb Group con una formazione di 40 B24 Liberator decollò la mattina alle 9,05, comandato dal Tenente Hoaglan, scortati da un gruppo di 12 caccia P38, in direzione Bologna.
Il 456th Bomb Group, comandato dal Capitano Corran, decollò da Cerignola alle 9,15, sempre con una formazione di 40 B24 Liberator, ma senza scorta. Il primo gruppo che arrivò sull'obiettivo fu il 455th, verso le 12,52. Due dei 40 bombardieri furono obbligati a rientrare alla base per noie ai motori, ma i restanti 38 iniziarono a sganciare i primi ordigni. In totale, il primo attacco alla SSR Ducati vide il lancio di 374 bombe da 500 libbre da un altezza di 22000 - 24000 piedi.

La seconda ondata, quella del 456th Bomb Group, arrivò più o meno un'ora dopo, alle 13,43. Dei 40 Liberator che si alzarono in volo, tre furono obbligati a rientrare sempre per noie ai motori, mentre un altro andò disperso al rientro dalla missione. Sulla Ducati vennero lanciati 358 ordigni da 500 libbre, dopodiché, l'attacco terminò. Il secondo attacco non fu così preciso quanto il primo, anche perché la visuale era offuscata dal fumo delle esplosioni della prima incursione.

La SSR Ducati non fu il solo edificio ad essere danneggiato. Le due ondate colpirono la via Emilia, alcune delle case della zona e la Chiesa di Borgo Panigale. Solo sull'edificio non meno di 25 bombe devastarono i magazzini, gli edifici adibiti al personale, le aree produttive e il grande edificio direzionale che si affacciava sulla Via Emilia, allora adibito dal Comune di Bologna come centro ospedaliero. Almeno un centinaio di ordigni esplosero nelle vicinanze dello stabilimento, isolandolo di fatto. Fortunatamente, la fabbrica era deserta quel giorno e quindi nessuno perì durante l'incursione.

 

L'operazione Pancake non ottenne, comunque, i risultati che gli alleati si attendevano. A causa della scarsa visibilità i danni inferti furono gravi, ma giudicati insufficienti per potere garantire la presa di Bologna. La città fu successivamente liberata il 21 aprile 1945, dalle truppe polacche, americane e canadesi.

Quello del 12 ottobre fu l'unico raid sulla Ducati, tuttavia devastante. Gli ultimi lavori di risanamento furono completi solo nel 1962, e i 450 milioni di lire per i danni subiti dall'incursione non vennero mai concessi alla famiglia Ducati.

Visionando l'attuale stabilimento, sono ancora oggi ben visibili le aree nelle quali le bombe caddero. Le più danneggiate sono le aree degli attuali magazzini, della nuova mensa e degli edifici circostanti la vecchia torre serbatoio, che ancora oggi esiste. Forse per fortuna, l'edificio nel quale si trova la Ducati Motor Holding fu colpito da un solo ordigno che esplose non dentro allo stabile, ma sul tetto di uno dei lucernari situati in cima allo stabilimento. Il danno lieve fu rilevato successivamente da una ricognizione aerea che indicava la zona pressappoco così:

"On a single hazy print the factory appears to have seriously damaged ... Two of the small shops have been destroyed ... a direct hit on the top of the large flat topped building caused light roof damage, but failed to penetrate the roofing ... "

"In una singola foto sfuocata la fabbrica sembra seriamente danneggiata ... Due delle piccole officine sono state completamente distrutte ... un tiro diretto sul largo edificio piatto ha causato un danno leggero, ma non ha penetrato la struttura ... " .

 

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