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Il progetto motoscooter Brio

Il secondo scooter Ducati: il Brio

Un disegno tecnico realizzato negli anni '60 che raffigura il progetto Brio

Un altro disegno tecnico, che testimonia le linee innovative e di grande impatto visivo del Brio.

Giò Ponti, designer del Brio

 
 

Il progetto del secondo scooter Ducati nacque con l'intento di soddisfare le aspettative dei giovani di quel tempo, che desideravano un mezzo versatile, che desse la possibilità di effettuare spostamenti di maggior ampiezza senza ricorrere a mezzi pubblici o alle proprie gambe.

Tenuto conto che veicoli a due ruote erano stati studio di molti architetti, la Direzione Ducati coinvolse il più importante del tempo: Gio Ponti, il quale centrò pienamente l'obiettivo, perché molte famiglie riuscirono a superare il momento di stallo negli spostamenti proprio grazie al BRIO.

Presentato al "Salone di Milano" nel ‘63, il Brio rappresenta il secondo tentativo della Ducati per quanto riguardava gli scooter, dopo circa 10 anni dalla presentazione del Cruiser 175.

I progetti di Motoscooter, 48 e 80 cc, sono datati tutti tra il 1957 e il 1962.

 

Ponti non rifugge dal concetto di serie, ma ne individua il valore nella perfezione delle soluzioni tecniche.
Prima del tema della moto, Ponti aveva già frequentato e ampiamente conosciuto quello dell'automobile.

Nel 1950, in Italia, erano ancora in produzione auto concepite prima della guerra. La prima vera innovazione italiana, la Fiat 600, nascerà solo nel 1955. In questo clima, Ponti disegna, intorno al 1952-53, l'auto "Diamante", il cui nome deriva dalla linea particolare da lui ideata. La linea è definita dalle superfici piatte delle lamiere, da accentuate piegature e dal tetto alto che conferiscono il profilo sfaccettato del diamante: l'auto è, come il grattacielo Pirelli, una costruzione scultura.

Nel motoscooter Ponti propone idee evolutive, innovative (tenendo in gran conto le esigenze pratiche) e di grande impatto visivo. Non rinuncia alla tradizione ed

evoca i modelli che il pubblico conosce. Innova attraverso nuove linee che sono l'espressione di nuovi concetti e significati.

E' un oggetto visionario, ma estremamente funzionale, tutto è nuovo, dal motore al telaio, ed evidenzia il grande sforzo dell'azienda che nella sua strategia vuole allargare la gamma dei suoi prodotti e immettere sul mercato delle due ruote una serie di veicoli di piccola cilindrata con motori a due tempi alla portata di tutti.

Lo scooter è caratterizzato da:
- telaio a scocca portante in lamiera stampata, con il parafango anteriore solidale alla carrozzeria;
- il motore alloggiato sul forcellone in posizione centrale, cambio a tre marce con comando posto sulla manopola girevole sinistra del manubrio, motore a due tempi con raffreddamento ad aria forzata tramite una ventola; alesaggio 38, corsa 42, per una cilindrata di 47,6 cc;
- la trasmissione primaria è ad ingranaggi, mentre la finale, si distingue dai

concorrenti, perché è a catena.
- La sospensione anteriore è a biscottini oscillanti, la posteriore a forcellone in lamiera oscillante. Le ruote sono da 1,75 x 9 e i pneumatici sono 23/4 x 9.
- Il freno è a tamburo centrale di 105 x 20 mm.
- Il volano-magnete-alternatore da 6v-18W garantisce l'alimentazione elettrica.
- Le lampade del faro anteriore sono due: quella a bulbo da 6v-18W per la luce abbagliante e quella, sempre da 6V-18W, ma a siluro per l'anabbagliante. Il fanalino posteriore monta invece una lampadina a siluro da 6v-3W.

Il Brio aveva una grande maneggevolezza ed una autonomia di 220 Km con un pieno, ad un'inevitabile velocità-codice di 40 Km/h.

Successivamente, ad un anno dalla presentazione, il Brio 48 venne affiancato da un versione con motore da 100 cc, che trovò impiego anche presso i Vigili Urbani di Bologna e fu poi sostituito dal 50 cc, che aveva una cilindrata di 49,6 cc e finiture più lussuose.

 

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