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Ducati e il cavallino rampante

Dettaglio del cupolino della Ducati 125 Desmo nel 1956 con ai lati l'effige del Cavallino Rampante

La 125 Desmo, prima moto Ducati sulla quale comparve il Cavallino Rampante

La 250 Bicilindrica Desmo di Mike Haiwood, anch'essa raffigurante il Cavallino Rampante

L'asso dell'aviazione Francesco Baracca con il suo aeroplano, personalizzato con il "cavallino rampante" che fu brevemente anche sulle carene delle Ducati

Ritratto fotografico del Magg. Francesco Baracca

Francesco Baracca nell'abitacolo del suo aeroplano (1917)

Francesco Baracca sul suo aeroplano non ancora personalizzato con il Cavallino Rampante

 
 

Molti Ducatisti, durante le visite al nostro Museo o sfogliando i libri sulla storia della Ducati, ci hanno posto una domanda interessante. Come mai alcune Ducati del passato sfoggiavano un cavallino rampante pressoché identico a quello della Ferrari?
Per un breve periodo, le nostre moto da corsa e una versione stradale di 98 cc. (denominata "Cavallino" in Europa e "Bronco" negli Stati Uniti) hanno avuto sulle fiancate un cavallino identico a quello della Ferrari. Per gli amanti delle vecchie storie sulla Ducati, questo aspetto ha contribuito a identificare le nostre moto come le "Ferrari a due ruote".

Intorno al 1956, l'ingegner Taglioni chiese e ottenne di poter dipingere sulle nostre moto il famoso cavallino. La prima moto con questo simbolo è stata la 125 Trialbero Desmo del 1956, che debuttò e vinse il G.P. di Svezia dello stesso anno. Successivamente altre moto quali la Marianna, alcune versioni della 175 F3

e la famosissima 250 Bicilindrica di Mike HailwoodTM, sfoggiarono il famoso equino.

Perché Taglioni abbia scelto il cavallino rampante è presto detto: Fabio Taglioni è nato a Lugo di Romagna, un paese distante circa 35 Km da Bologna. Nella stessa città è nato il personaggio italiano più famoso della Prima Guerra Mondiale, il maggiore Francesco Baracca: "l'asso" italiano della Grande Guerra, con 34 vittorie aeree sul Fronte Italiano, che fu ucciso sul Montello il 19 giugno 1918.

Francesco Baracca era un ufficiale di cavalleria; nel 1915, allo scoppio della guerra contro l'Austria Ungheria, decise di prendere il brevetto di pilota di aereo. Quando Baracca raggiunse la sua squadriglia, decise di personalizzare il suo aeroplano dipingendo sulla fusoliera un cavallo nero su una nuvola bianca. Molti storici della 1° Guerra Mondiale ritengono che Baracca dipinse il Cavallino non tanto per ricordare che era un ufficiale di cavalleria, quanto per omaggiare il

Corpo di cavalleria alla quale apparteneva, il 2° Piemonte Cavalleria. Infatti, lo stemma di questa unità mostra un cavallino rampante argentato su campo rosso.

Nel 1923, cinque anni dopo la morte di Francesco Baracca, sua madre, la contessa Paolina Biancoli, donò come "portafortuna" il simbolo del figlio a Enzo Ferrari, che proprio nel 1923 corse il Gran Premio di Lugo con la sua scuderia, allora equipaggiata da vetture Alfa Romeo. A quell'epoca Ferrari non possedeva un simbolo per la sua squadra, cosicché adottò il cavallino nero su uno scudo giallo, sormontato da una striscia tricolore. Il colore giallo rappresenta Modena, città natale di Ferrari.
Una curiosità: entrambi i cavallini adottati dalla Ferrari e dalla Ducati hanno la coda rivolta verso l'alto, mentre quello originale di Baracca aveva la coda rivolta verso il basso.

La decisione della Direzione Generale dell'epoca di ritirare per gli alti costi la squadra corse ufficiale e la poca considerazione dell'aspetto storico del simbolo,

fecero sparire il Cavallino dalle fiancate delle nostre moto.

Quindi esiste un involontario "trait d'union" tra le "rosse" a due e a quattro ruote, consolidato dalla storia di due mitici personaggi.

 

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