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Apollo

Nel 1963 Fabio Taglioni realizza il prototipo dell’Apollo, prima moto Ducati con la configurazione del motore a L.

Commissionato dall’ importatore americano Joe Berliner, l’Apollo era il primo tentativo di realizzazione di una “maxi moto“, specificatamente pensata per la polizia americana ed eventualmente proposta per il grande pubblico.

Il motore quattro cilindri a “elle“ di 90° è stato l’antesignano di quello che, da lì a poco, sarebbe divenuta una delle colonne portanti della tradizione tecnica Ducati: il motore Bicilindrico a “elle“.

L’ Apollo fu uno dei più ambiziosi, quanto sfortunati, progetti sviluppati dalla casa di Borgo Panigale nella prima metà degli anni 60.

L’ Apollo venne venduto ad un collezionista giapponese nel 1984 e, recuperato dallo staff del Museo Ducati nel 2000, fu riportato agli antichi splendori nel 2001.

Nel 2002, l’Apollo ha sfilato al “Goodwood Festival of Speed”, suscitando molto interesse tra gli appassionati delle due ruote.

Anche Loris Capirossi, all’inizio della sua carriera in Ducati nel 2003, ha potuto apprezzare le dimensioni di questo autentico “mostro“ della Casa di Borgo Panigale.

Giuseppe Montano consegna l'Apollo a Joe Berliner, insieme a Fabio Taglioni.

Un raro depliant realizzato dall'importatore Berliner per il mercato statunitense, che illustrava le caratteristiche tecniche e il prezzo di vendita dell'Apollo.

 
 

Sarebbe appropriato definire l'Apollo, nella storia della Ducati, l'anello di congiunzione nella catena evolutiva delle moto di Borgo Panigale, l'anello mancante che spiega il perché in Ducati si sia passati da moto monocilindriche a moto Bicilindriche.

Vediamo di raccontare la storia di questo mastodonte.
Nel 1963 Joe Berliner, l'unico importatore ufficiale Ducati negli Stati Uniti dal 1958 e uomo dotato di un enorme potere decisionale a Borgo Panigale, decide di portare avanti la realizzazione di una nuova moto di 1200 cc, concepita inizialmente come potenziale concorrente delle Harley-Davidson allora utilizzate dalla polizia americana e successivamente come moto da proporre alla clientela d'oltreoceano.

Un compito indubbiamente non facile per Fabio Taglioni considerando che all'epoca, in Ducati, le moto più grosse erano dei 350 cc.
Tuttavia Taglioni non si perse d'animo e in un tempo relativamente breve la Ducati fu in grado di proporre il progetto più ambizioso della sua storia: una moto di 1257 cc, 100 cavalli di potenza, 270 Kg di peso e dalla velocità stimata di 135 mph, circa 200 km/h.
La Ducati detiene ancora oggi una sorta di record per questa realizzazione, essendo stata l'unica azienda europea a concepire una moto di questo tipo. 

La presentazione del modello avvenne nell'estate del 1963, quando l'allora Amministratore Delegato, Giuseppe Montano, ufficializzò l'accordo con una stretta di mano con Joe Berliner, immortalato da una celebre fotografia. Insieme a loro c'era l'immancabile ingegner Taglioni, a fianco della sua nuova creatura. 

La scelta del nome "Apollo" non fu del tutto casuale. A quei tempi, era appena iniziata la corsa allo spazio da parte dei cosmonauti russi e americani, quindi Apollo fu scelto in qualche maniera per celebrare i fasti astronautici di quell'epoca. In realtà, la moto non fu certamente fortunata come le celebri navette spaziali americane.

I problemi che segnarono il fallimento del progetto furono fondamentalmente dettati dal peso e dalla potenza del motore, realmente eccessivi, oltre all'impossibilità in Italia di reperire una fornitura di materiale così resistente alle sollecitazioni del motore quattro cilindri a "elle" di 90°. La moto fu sottoposta a prove rigorose, la maggior parte delle quali furono effettuate da Librenti, ma anche Farné decise di provarla e il suo commento fu lapidario: "Sembrava di guidare un camion. Non mi è piaciuto.".

Per tentare di renderla idonea all'uso su strada, si ridusse la potenza da 80 a 65 HP e la moto fu equipaggiata con pneumatici speciali, ma i problemi rimasero.
Fu la fine del sogno. L'Apollo non superò mai la fase del prototipo e ne fu realizzato un numero molto esiguo - in effetti, solo due esemplari, di cui oggi solo uno sopravvive.
La moto rimase inutilizzata fino al 1984, l'anno in cui i resti della Berliner Motor Company vennero ceduti alla Domiracing Ltd; questa nello stesso anno vendette l'Apollo ad un collezionista giapponese, fino ad oggi rimasto nell'anonimato.

I neo-Ducatisti si domanderanno perché "perdere" tempo per una moto che non è stata neanche prodotta. Il motivo è semplice. In qualche modo, volendo paragonare la storia delle nostre moto alla storia dell'uomo, l'Apollo rappresenta il "fossile" del moderno motore Bicilindrico Ducati.
Nel 1968, infatti, Taglioni decise di rivalutare quel suo progetto così frettolosamente messo da parte, realizzando il capostipite delle attuali produzioni Ducati: il motore Bicilindirco Gran Prix 500 cc con distribuzione a coppie coniche, nato per le competizioni nel momento in cui la Ducati decise di ritornare nel mondo delle corse.

Riteniamo quindi doveroso ricordare l'Apollo più che per la rarità dell'oggetto (a nostro sapere l'esemplare che si è potuto vedere nel Museo Ducati dal 2002 al 2003 è l'unico esistente al mondo), soprattutto per l'importanza che riveste nei confronti delle moderne Ducati, non ultime le più recenti Superbike.

 

Specifiche tecniche

  • MOTORE

  • TRASMISSIONE

  • VEICOLO